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Ambiente

Paura e incertezza sul futuro delle aree naturali italiane protette da 25 anni

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    Capo Caccia, Sardegna
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    Lago delle Prese, Trentino Alto Adige
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    Gran Paradiso, Valle d'Aosta
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    Isola del Giglio, Toscana
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    Parco Naturale del Conero, Marche
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    Monti Simbruini, Lazio
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    Parco Nazionale Abruzzo
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    Monte Corrasi, Sardegna
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    Riserva Marina Ustica, Sicilia

Saronno, 5 dicembre 2016. Domani, 6 dicembre 2016, la legge quadro sulle aree naturali protette compirà 25 anni dalla sua istituzione. La sua nuova riforma attuata quest’anno rischia però di compromettere la tutela della nostra biodiversità.
Il 6 dicembre 1991 fu istituita in Italia la Legge quadro 394/91 sulle aree naturali protette con lo scopo di tutelare il nostro ambiente. Questa normativa ha contribuito a creare un Sistema integrato di aree protette nazionali e regionali ed ha agevolato un processo di coscienza ambientale nelle istituzioni, che hanno attuato politiche di conservazione della biodiversità importanti e rivoluzionarie per l’epoca.

Composta da 38 articoli divisi tra enunciazione di principi generali, riconoscimento di aree protette nazionali e regionali raccolte nell’EUAP (Elenco ufficiale delle aree naturali protette) e relative disposizioni in merito, questa legge non ha mai potuto godere della sua piena applicazione ma ha determinato una crescita culturale di tutela e preservazione dell’immenso tesoro e bellezza che il nostro Paese ci ha regalato: la diversità biologica mediterranea. Nel corso di questi 25 anni molte sono state le iniziative a tutela ambientale permesse da questa legge e attuate da associazioni come il WWF, che da anni combatte per la salvaguardia della natura nel mondo.

Oggi, tuttavia, i parchi italiani stanno vivendo un momento di difficoltà ed il loro futuro rischia di essere compromesso. La presidente del WWF Donatella Bianchi attribuisce responsabilità maggiore proprio alla riforma della legge 394 recentemente approvata dal Senato “scritta senza la condivisione del mondo ambientalista e senza tener conto di una sensibilità ormai radicata nell’opinione pubblica, rischia di compromettere il futuro dei parchi italiani, di consentire speculazioni economiche e gestioni localistiche, di affidarne la rappresentanza e la gestione alla politica locale”. Il rimprovero più grande che Donatella Bianchi indirizza allo Stato è quello di essersi ritirato dai suoi compiti costituzionali, che vengono cosi delegati agli enti locali e a strategie di interesse nazionale.

 

Il nostro territorio costituisce un’importante capitale naturale, apprezzato e invidiato da tutto il mondo per la sua grande varietà e inestimabile bellezza, pertanto deve essere posto al centro dell’economia nazionale. Fortunatamente esistono associazioni come il WWF che quotidianamente con grande determinazione si battono per far si che I nostri parchi rimangano un patrimonio nazionale protetto e fonte di grande ricchezza.

Italia ‘Rimandata’ alla COP22 per quanto riguarda la Lotta contro il Cambiamento Climatico e il Riscaldamento Globale

in Ambiente/Politica by

Saronno, 21 novembre 2016. Dalla Conferenza Onu sul clima (COP22) svoltasi in Marocco la scorsa settimana è emerso che L’Italia sta attuando piani e politiche coerenti con l’accordo di Parigi, ma deve aggiornare i suoi obiettivi di diminuzione di emissioni e fissarne di più ambiziosi entro il 2030.

L’esito finale della COP22 svoltasi a Marrakech dal 7 al 18 Novembre 2016 non è stato tra quelli sperati, poiché più che attuare iniziative concrete, i 196 Paesi partecipanti hanno deciso di ridefinire entro dicembre 2018 il regolamento per l’attuazione dell’accordo di Parigi (che sarebbe dovuto già essere implementato). Inoltre, agli stati ricchi viene chiesto di continuare ad impegnarsi per istituire entro il 2020 il Green Climate Fund al fine di aiutare I Paesi in via di sviluppo nella battaglia contro il surriscaldamento globale.

 

Conferenza ONU sul cambiamento climatico 2016
Conferenza ONU sul cambiamento climatico 2016

L’Italia un riceve feedback discreto, come si può vedere dal report redatto dalla London School of Economics e dal Grantham Insitute for Climate Change (https://goo.gl/WFq0Kg), in merito alle iniziative e azioni che ha presentato alla conferenza per rispettare l’Accordo di Parigi su come affrontare il cambiamento climatico. Tuttavia, essa deve aggiornare degli aspetti della sua legislazione affinché gli obiettivi nazionali rientrino nelle Nationally Determined Contributions (NDSc), ovvero parametri stipulati durante l’accordo di Parigi per ridurre i gas serra e mantenere il riscaldamento globale entro i 2°C, se possibile 1,5°C, dai livelli pre-industriali. Per fare questo l’Italia deve riconsiderare gli obiettivi di diminuzione delle emissioni e pianificarne di più ambiziosi per il 2030.

 

 

Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti si ritiene soddisfatto dall’esito della conferenza e annuncia di continuare la sfida di Parigi inserendo la questione clima sul tavolo del G7 che si terrà proprio in Italia nel 2017. Inoltre, lo stesso ministro ha annunciato che l’Italia contribuirà al Green Climate Fund con 5 milioni di dollari destinati ad aiutare le nazioni africane a fronteggiare l’emergenza climatica. Il nostro Paese si candiderà anche per ospitare la COP nel 2020.

 

Nella categoria ‘rimandati’ rientrano anche Brasile e China. Promossi Unione Europea, Inghilterra e Francia che dimostrano dei piani di azione completamente consistenti con i requisiti stabiliti dall’accordo di Parigi. Bocciati invece Argentina, Australia, Arabia Saudita, Turchia e USA, che hanno ancora molto da fare per raggiungere gli obiettivi promessi. (https://goo.gl/gN5j07).

 

COP22
La Conferenza Onu sul clima avvenuta a novembre 2016 a Marrakech è la ventiduesima conferenza organizzata dalle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Questa aveva lo scopo di rendere operativo L’Accordo di Parigi siglato un anno fa e come raggiungerlo. Nel sito sotto indicato, maggiori informazioni su press e news release, agenda dell’evento e partecipanti

http://www.cop22-morocco.com/

 

Accordo di Parigi
L’Accordo di Parigi è un’intesa universale e giuridicamente vincolante sul clima globale, stipulato durante la conferenza dell’Onu sul clima (COP21) a Parigi avvenuta a Dicembre 2015. L’obiettivo è quello di rimettere il mondo in carreggiata rispettando l’ambiente al fine di evitare cambiamenti climatici pericolosi e ridurre il riscaldamento globale, mantenendolo al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali. Per maggiori informazioni sull’accordo, consultare il sito

https://ec.europa.eu/clima/policies/international/negotiations/paris/index_it.htm

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